Santeria, il nuovo disco firmato Marracash e Guè Pequeno è già un Cult.

Andiamo ad analizzare gli aspetti che hanno reso Santeria un disco di riferimento per la scena del rap italiano.

Santeria è uscito ed è già in testa alle classifiche. Nulla di sorprendente, se pensiamo che già prima della sua uscita, si era creata una grandissima aspettativa attorno al nuovo progetto firmato da Marracash e Guè Pequeno, due veri e propri Boss della scena del rap italiano. Meno banale, invece, era la curiosità di scoprire le scelte stilistiche dei due rapper che, per la prima volta, si sono trovati a scrivere a quattro mani le tracce di un album intero. Andiamo a scoprire gli elementi che rendono Santeria uno dei dischi più sorprendenti dell’anno.

Cosa aspettarsi dall’album di Guè Pequeno e Marracash? Viene automatico pensare alle hit scritte in precedenza dai due rapper, ma non basta. Una volta che senti Santeria, capisci che non è un album formato da tante “Brivido“, “Senicar” e via discorrendo. Cercare di fare un disco sulla falsariga dei pezzi di maggior successo sarebbe stata una scelta troppo banale. Santeria è molto di più di quello che pensavamo, perchè contiene tutti i punti di forza che caratterizzano i due rapper e, al tempo stesso, ne aggiunge di nuovi, con scelte stilistiche che difficilmente abbiamo trovato in passato nelle loro rispettive discografie.

Senza soffermarci troppo sul primo estratto Nulla Accade, del quale abbiamo parlato in un precedente articolo e che, nel frattempo, ha meritatamente sbancato il web di streaming e visualizzazioni, cerchiamo di fare una panoramica dei brani che troviamo in Santeria.

Si parte con Money, uno dei nostri pezzi preferiti. Una sorta di inno alla grana con una base bomba prodotta da Don Joe e Mark Hiroshima, sulla quale Guè rappa in stile “Le bimbe piangono” e Marracash risponde con un flow esagitato che ti resta dentro fino all’ultima traccia. Money di Santeria sta al rap come Money dei Pink Floyd sta al Rock. Una bomba.

Senza Dio è la traccia n.4 dell’album ed è quella che apre la porta ai pezzi introspettivi di Santeria, come Quasi Amici e Film senza Volume. Una più bella dell’altra: perchè quando Marracash e Guè Pequeno si fermano a riflettere e guardano in faccia la realtà non hanno rivali, sfornano delle vere e proprie poesie di strada, quelle che ci toccano più da vicino. Dei 3 brani che abbiamo definito “introspettivi”, Senza Dio forse è quello che si differenzia di più: politicamente scorretto, in stile “Figlio di Dio” (Il Ragazzo d’Oro) per intenderci, tanto da concludersi con la tesi di un Gesù italiano. Del resto, anche Marracash ci aveva annunciato l’ “inganno palese” di un Gesù “biondo e palestinese” (Tutto Questo).

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Visto che abbiamo toccato il tasto del “politically incorrect”, è giusto parlare della parte più sbruffona e provocatoria dell’album, altro elemento che ha sempre caratterizzato i due rapper. All’interno di Santeria troviamo attacchi più o meno espliciti ai morti di fama, agli zombie da social, alla scena musicale italiana (che spesso rientra in tutte e tre le categorie!) e volendo anche qualche dissing. Parliamo di pezzi come Purdi, Insta Lova e Cantante Italiana, canzoni musicalmente molto diverse l’una dall’altra.

Purdi ti entra in testa al primo ascolto e non te la togli più dalla mente. Parla di chi è disposto a tutto “Puuuurdiiii…”emergere, diventare famoso e avere successo, dimenticandosi completamente dei valori della vita. In molti ci leggono un preciso attacco a J-Ax (“ripensando ai tempi della scuola quando eri un mito,dove sei finito…purdi…“) e in effetti tutto porta a pensare a lui, ma in realtà a noi in questo caso ci interessa più l’arma che il bersaglio, e Purdi fa male anche senza l’aiuto di una base da battaglia. Dissing o no, è un gran pezzo.

Insta Lova è un pezzo tragi-comico che prende in giro chi abbandona la vita reale per quella virtuale utilizzando i social nel modo sbagliato. I fan di Marracash sanno che quello dei social è un tema che il King della Barona ha toccato spesso. Basta ricordare “Sindrome Depressiva da Social Network” (Status), oppure la frase “troppo impegnato a viverlo per scriverlo su Twitter” (Untitled), giusto per citare le prime due cose che ci vengono in mente. La strumentale di Insta Lova prodotta dai 2nd Roof è giocosa, estiva, azzeccata. E se non c’è un campione di “All That She Wants” poco ci manca.

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Cantante Italiana è un piccolo capolavoro. A quanto pare i rapper si sarebbero messi alla ricerca di una cantante italiana per un “featuring” in cui i doppi sensi si sprecano e ne è uscita fuori una canzone piena di prese in giro e di porcate. Marracash e Guè ne hanno risparmiate veramente poche, passando dalla “prediletta” Emma a Dolcenera; da Laurona Pausini alla “Milf” Anna Oxa. Quasi tutte cantanti legate al mondo dei Talent Show eppure, come dicono i due rapper, a qualcuno è andata peggio, non è stata nominata neanche.

In Santeria ovviamente non potevano mancare i pezzi un pò più street: parliamo di Tony, Cosa Mia e Scooteroni.

Tony come è facile intuire è un omaggio italiano al film cult Scarface e a quello stile di vita. Cosa Mia e Scooteroni sono i brani più sbruffoni del disco. Cosa Mia è un documento scritto: adesso il rap italiano è roba loro. Scooteroni ti manda semplicemente fuori di testa: base potentissima (prod. Mace) con tanto di motore campionato e strofe da combattimento. Il ritornello è ipnotico e rischia di mandarvi in giro per la città in stato semi-cosciente ripetendo in loop “Wrooom Scooteroni”.

Tra le canzoni musicalmente più riuscite troviamo anche Salvador Dalì e Erba e WiFi, due pezzi in cui Marracash e Guè Pequeno si sono messi molto in gioco. Nel primo, i due rapper si sono cimentati su un beat ultra-moderno prodotto da Charlie Charles e si sono adattati molto al tipo di sound che il producer è abituato a proporre facendo la fortuna di Ghali, Sfera Ebbasta, Maruego e così via. Ciò non toglie che Salvador Dalì sia un singolo ben riuscito, accolto alla grande dai fans e interpretato benissimo da Marracash e Guè P.

Erba e WiFi è una figata pazzesca, con forti contaminazioni sudamericane sia sulla strumentale (prodotta da Shablo) che sulle strofe di Marra e Guè, che ogni tanto ci buttano dentro qualche parola in portoghese brasiliano e ne imitano vagamente l’accento nel corso delle barre. Pezzo divertente e orecchiabile che conclude alla grande il disco.santeria trancoso

Cercando di dare uno sguardo d’insieme, ci è piaciuta l’impronta sudamericana che Marracash e Guè Pequeno hanno saputo dare all’album curando ogni dettaglio e, inoltre, il modo in cui hanno studiato la tracklist, facendoci percepire che ogni pezzo è strettamente legato a quello successivo. Difficilmente sentiremo Santeria in modalità random, è un disco stupendo così come è stato concepito.

La versatilità di Marracash e Guè Pequeno è stata la chiave di volta di Santeria: avevamo già sentito Marra e Guè insieme, eppure con Santeria hanno saputo creare qualcosa di nuovo, arricchendo con nuove skills il repertorio che li aveva resi grandi prima di questo disco. L’alternanza tra pezzi leggeri, intimi e street ha reso Santeria un album che scorre facilmente ma, al tempo stesso, pieno di contenuti da ascoltare e riascoltare. Durante l’ascolto si percepisce anche la complicità che c’è tra Marracash e Guè Pequeno, perfettamente in sintonia nonostante le tracce siano molto diverse tra loro.

In poche parole, Santeria è la boa attorno alla quale gira il rap italiano: adesso si può tornare solo indietro.

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Written by Alex