Nel 2018 il rap in Italia ha sfornato molti album validi, dai grandi nomi ai meno conosciuti. Ma ce n’è uno che per ragioni geografiche e nostalgiche ci ha costretto al loop ancora e ancora, “Lo spirito che suona” dei Cor Veleno. Questa è la nostra recensione di Lo Spirito Che Suona dei Cor Veleno.

Recensione di Lo Spirito Che Suona dei Cor Veleno: Introduzione

Poco dopo il fulmine a ciel sereno della prematura scomparsa di Primo Brown, avvenuta a fine 2015, era uscita una traccia dei Cor Veleno insieme a Danno (“A Pieno Titolo“) che sembrava essere un testamento spirituale dell’artista, un po’ come The Show Must Go On dei The Queen. Piangemmo tutti molto ascoltando quella traccia come fosse l’ultima strofa scritta dal rapper romano, ed eravamo pronti a dirgli addio e continuare a pomparci “Ciao fratè” per il resto dell’anno. Ma i Cor Veleno avevano altro in mente per il loro socio.

Recensione di Lo Spirito Che Suona dei Cor Veleno: Lo Spirito Che Suona

Squarta e Grandi erano pronti a sorprenderci, regalandoci un intero album dei Cor Veleno.
La paura iniziale era quella di un album tributo, accroccato alla bene e meglio con del materiale inedito di Primo che potesse farcelo sentire “vivo” ancora per un po’; niente di più sbagliato.

Lo Spirito Che Suona” è un album dei Cor Veleno in tutto e per tutto. In questo album Primo è vivo, non lo stiamo celebrando e non lo stiamo ricordando, lo stiamo ascoltando insieme ai suoi soci nel loro ultimo album proprio come è sempre stato. Proprio la titletrack “Lo Spirito Che Suona” è l’intento intero dell’album: non morirai mai se il tuo spirito è nella tua arte.

Con questo album, i Cor Veleno ci hanno confermato la loro presenza, sono vivi e pronti a fare quello che hanno sempre fatto, essere schietti e diretti quasi al limite col brutale perché è proprio così che la verità deve colpirti.

Recensione di Lo Spirito Che Suona dei Cor Veleno: Le collaborazioni e il suond

L’album “Lo Spirito Che Suona” dei Cor Veleno è difficile da considerare solamente un album rap. Questo perché è stracolmo di diverse influenze date dalle collaborazioni spesso aspettate, spesso totalmente fuori dall’immaginario. Si passa dal chitarrista Adriano Viterbini degli ottimi Bud Spencer Blues Explosion, a Giuliano Sangiorgi dei Negramaro e Roy Paci attraverso le collaborazioni rap più o meno aspettate come Coez, Gemitaiz, Madman, Johnny Marsiglia, Marracash e MezzoSangue.
Già leggendo i nomi si capisce che ogni traccia avrà un mood diverso, e così è. La titletrack “Lo Spirito Che Suona” per esempio contiene uno strumentale finale pazzesco, le traccie con Viterbini hanno una aggressività rock invidiabile mentre le traccie con featuring rap rispecchiano un po’ l’ospite di turno. “Qualunque cosa accada” con Madman è più autocelebrativa, brutale quella con Mezzosangue, più “conscious” quella con Coez ed un Gemitaiz che sembrava uscire dai primi QVC.
Lo Spirito Che Suona” è un album che suona diversamente ad ogni traccia, è potente come sempre grazie ad un Primo Brown che sembra più vivo che mai ed in ottima forma, con delle strofe da pelle d’oca, per non parlare delle strumentali di Squarta capaci di spaziare dal classicone hip hop a suoni molto più moderni.

Recensione di Lo Spirito Che Suona dei Cor Veleno: Conclusioni

L’intero “Lo Spirito Che Suona” è un vero e proprio escursus della storia dei Cor Veleno, da Heavy Metal a Bomboclat e Buona Pace e chi più ne ha, più ne metta.

Chi, come noi, è fan del trio da quando ancora doveva chiedere a mamma di uscire, si piazza a metà tra il fomentarsi come una ragazzina di fronte a Salmo e il farsi scendere una lacrimuccia al pensiero che non sentirai più niente del genere.

Per chi non è fan invece (fatichiamo a credere che possano anche esistere), il consiglio è questo: fatevi un favore e recuperatelo. “Lo Spirito Che Suona” è “Potente in Culo” per rimanere in tema, e non ascoltarlo sarebbe solo una perdita di tempo.

Articolo di Gianluca Casciotti

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Written by Alex